Meno task, più community: la storia di Metricgram
Capitolo #99: la piattaforma ideale per la tua community Telegram
Bentornato/a in un nuovo capitolo di CommunityLand!
Questa settimana usciamo dai confini italiani per entrare dentro una storia concreta, costruita direttamente da chi le community non le osserva da fuori, ma le vive, le gestisce e le mette alla prova ogni giorno, confrontandosi con le stesse dinamiche, difficoltà e frizioni che chiunque lavori in questo ambito conosce molto bene.
Lo facciamo attraverso la voce di Rubén Alonso, founder di Metricgram, una piattaforma nata in modo estremamente organico a partire da un problema reale e quotidiano, che chiunque abbia gestito una community su Telegram ha sperimentato almeno una volta: il momento in cui quello che era nato come uno spazio di relazione, scambio e costruzione condivisa, si trasforma lentamente in una sequenza infinita di task ripetitivi, operativi e sempre meno sostenibili nel tempo.
Questo contributo nasce proprio da lì, da un’esperienza diretta e non da un’ipotesi teorica, e si sviluppa intorno a una domanda tanto semplice quanto centrale per il nostro lavoro: come possiamo ridurre il carico operativo per tornare a fare davvero community, senza perdere il controllo ma nemmeno sacrificare la relazione?
Una riflessione che tocca un punto estremamente attuale anche per il mercato italiano, dove il confine tra gestione operativa e costruzione strategica è ancora spesso poco definito, e dove il rischio di trasformare le community in semplici canali di supporto o distribuzione è sempre più concreto.
Meno task, più community: così nasce Metricgram
Uso Telegram dal 2014 e, nel corso degli anni, ho avuto modo di osservare un pattern che si è ripetuto con una costanza quasi sorprendente, indipendentemente dal tipo di community, dal settore o dal livello di esperienza di chi la gestiva.
Community che partono con entusiasmo, con energia, con una forte spinta iniziale, e che nel tempo iniziano a perdere ritmo, intensità e significato, fino a diventare qualcosa di molto diverso rispetto all’idea originaria.
Nella maggior parte dei casi, il motivo non è mai uno solo, ma c’è un elemento che ritorna con estrema frequenza: chi gestisce la community finisce per entrare in una routine fatta di azioni ripetitive, spesso scollegate da un obiettivo chiaro, e progressivamente smette di trovare piacere in ciò che sta facendo.
Accogliere nuovi membri senza un reale momento di connessione.
Rispondere alle stesse domande decine di volte, sempre con meno energia.
Riproporre gli stessi contenuti, gli stessi link, gli stessi messaggi.
Quello che inizialmente era uno spazio di relazione si trasforma, quasi senza accorgersene, in un lavoro operativo continuo, spesso poco valorizzato e ancora meno sostenibile, che lascia sempre meno spazio a ciò che dovrebbe essere centrale: il dialogo con le persone.
Dalla frustrazione alla costruzione
È proprio partendo da questa consapevolezza che, nel 2023, ho deciso di creare una mia community su Telegram, con l’obiettivo di costruire uno spazio in cui riunire creator e community manager e iniziare a confrontarci in modo concreto su queste dinamiche.
Non si trattava solo di creare un luogo di scambio, ma di iniziare a lavorare su un tema molto pratico e spesso sottovalutato: tutte quelle attività ripetitive che, pur essendo necessarie, non generano valore diretto né per chi gestisce la community né per chi ne fa parte.
L’idea era quella di intervenire su due livelli contemporaneamente.
Da un lato, migliorare l’esperienza dei membri attraverso dinamiche più fluide, onboarding più coinvolgenti e contenuti più accessibili, anche grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Dall’altro, liberare tempo per chi gestisce la community, permettendogli di spostare il focus dalle attività operative alla costruzione di relazioni, dinamiche e momenti di reale interazione.
Il limite strutturale e il momento di svolta
C’era però un limite evidente che emergeva con forza ogni volta che si provava a mettere in pratica queste soluzioni: non tutti hanno le competenze tecniche per costruire automazioni, non tutti hanno il tempo per imparare a farlo e, in molti casi, non c’è nemmeno la volontà di aggiungere ulteriore complessità a un lavoro già articolato.
Ed è proprio in questo contesto che, nel marzo del 2024, arriva quello che possiamo definire il vero punto di svolta.
Vengo contattato da Adrián Rojas, che aveva sviluppato uno strumento per analizzare i dati di canali e gruppi Telegram, e in quel momento diventa evidente che il problema non era tanto la mancanza di dati, quanto l’incapacità di trasformarli in azione.
La proposta nasce in modo diretto e quasi inevitabile:
e se invece di limitarci a osservare cosa succede dentro una community, iniziassimo a costruire uno strumento che permetta davvero di gestirla, farla crescere e renderla sostenibile nel tempo?
Da quel momento il progetto cambia direzione in modo netto.
Costruire a partire dalla realtà, non dalla teoria
Metricgram nasce quindi da un ripensamento completo, basato su un principio molto semplice ma spesso ignorato: conoscere una community non è sufficiente, bisogna essere in grado di intervenire su di essa in modo concreto.
Questa trasformazione è stata possibile grazie a tre elementi fondamentali che hanno guidato lo sviluppo del progetto fin dall’inizio.
Una solida base tecnica, costruita su competenze legate a bot, API e intelligenza artificiale. Un’esperienza diretta e prolungata nell’utilizzo di Telegram, non come osservatori ma come utenti attivi. E soprattutto una community reale di riferimento, composta da persone che vivono ogni giorno le stesse sfide e che hanno contribuito attivamente all’evoluzione del prodotto.
Questo ha permesso di costruire qualcosa che non nasce da un’idea astratta, ma da un confronto continuo con la realtà.
Dal prodotto alla piattaforma viva
A ottobre 2025 viene lanciata la nuova versione di Metricgram, completamente ripensata per rispondere alle esigenze di gruppi e community Telegram, con un focus particolare su un fenomeno in forte crescita: le community professionali, spesso basate su modelli di abbonamento.
Uno dei problemi più rilevanti in questo contesto riguarda la gestione degli accessi, in particolare il controllo automatico delle entrate e delle uscite in base allo stato delle iscrizioni, un’attività che fino a quel momento richiedeva un controllo manuale costante e introduceva margini di errore significativi.
Ma il vero elemento distintivo non è tanto la singola funzionalità, quanto l’approccio con cui la piattaforma continua a evolvere.
Metricgram non è pensata come un prodotto finito, ma come un sistema dinamico che si adatta nel tempo grazie al feedback continuo di chi la utilizza quotidianamente.
Community manager, builder, creator: persone che lavorano “nel campo” e che contribuiscono a definire cosa serve davvero e cosa invece è superfluo.
Questo ha portato a una direzione molto chiara: non aggiungere funzionalità per aumentare la complessità, ma semplificare per aumentare l’efficacia.
Un solo obiettivo: togliere per dare valore
Metricgram nasce quindi con un obiettivo preciso, che va oltre il prodotto in sé.
Ridurre il numero di attività ripetitive.
Eliminare il caos operativo.
Limitare la dipendenza costante da chi gestisce la community.
Per creare una condizione che oggi è sempre più rara: avere tempo.
Tempo per osservare.
Tempo per ascoltare.
Tempo per costruire relazioni.
Perché, alla fine, è lì che si gioca il vero valore di una community.
Questa non è solo la storia di una piattaforma, ma il riflesso di un cambiamento più ampio nel modo in cui stiamo iniziando a interpretare il community management.
Oggi il punto non è fare di più, ma capire cosa ha davvero valore.
E tutto ciò che non contribuisce a creare relazione, appartenenza o crescita deve essere messo in discussione, ridotto o automatizzato.
Solo così possiamo tornare al punto di partenza. Non gestire community. Ma costruirle.
Lunga vita alle community.
Come sempre, grazie per essere arrivato/a alla fine di questo capitolo.
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Ci vediamo al prossimo capitolo di CommunityLand!
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